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La Provincia

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Cenni storici su palazzo Banci Buonamici

Palazzo Banci Buonamici sorge nella zona più centrale di Prato. Il vasto complesso edilizio, oggi sede della Provincia di Prato, occupa l'intero isolato compreso tra le piazze del Comune, di San Francesco, di S. Maria in Castello e Piazzetta delle Bigonge, o Buonamici. Grazie allo storico pratese Claudio Cerretelli ne tratteggiamo la storia e una approfondita descrizione. In quest'area già nel XII secolo si elevavano le dimore dei Guazzalotti, banchieri e mercanti, una delle più potenti famiglie pratesi dell'epoca; il complesso costituito da due nuclei principali, è oggi identificato con il nome della famiglia Buonamici, che ne fu proprietaria dal 1787.
Il primo nucleo, in angolo con via Cairoli, passò dai Guazzalotti allo spedale della Misericordia, quindi ai Benamati; da questi lo acquistarono nel 1569 i Buonamici, ricedendolo però nel Seicento. Passato ai Verzoni, poi in eredità ai Salviati nel Settecento, tornò infine ai Buonamici col contiguo palazzo su via Ricasoli (1787).
Lungo questa strada l'edificio presenta una facciata di gusto settecentesco, che prosegue anche lungo via Cairoli, dove restano tracce dell'antica loggia dei Guazzalotti, con un pilastro a fasce alterne di alberese e serpentino verde. La facciata posteriore del palazzo, sulla piazzetta Buonamici, ha forme neocinquecentesche, su progetto (1789) di Giuseppe Valentini, che vi realizzò un vasto salone a due navate, e una limonaia (l' "aranciera"), collegata al giardino pensile. Dopo le trasformazioni del primo dopoguerra, il recente restauro ha reso alla zona l'originaria dignità, ricavando in quell'area il vasto Salone del Consiglio della Provincia.
Di fianco alla facciata, un'elegante scala a doppia rampa, settecentesca, dà accesso al giardino pensile (in fase di recupero dopo le distruzioni operate intorno al 1950), circondato da un alto muro di cinta. Il terrapieno del giardino pensile, unico in città, fu costituito, secondo alcuni, spianando ripe e mura del più antico nucleo di Pratum, per altri sulle rovine delle turrite dimore dei Guazzalotti; sembra però più probabile (come indica il ritrovamento di una base di torre, forse dell'XI secolo) che il giardino sorga su un antichissimo rilievo naturale, formato da detriti trascinati a valle da un ramo del fiume Bisenzio.
Tornati su via Ricasoli, contiguo al primo nucleo è la parte più imponente del Palazzo Banci Buonamici (nn. 19-31), di sobrio aspetto secentesco. Fu anch'esso proprietà dei Guazzalotti e subì un'imponente ristrutturazione quando passò ai Verzoni nel Seicento. Con l'estinzione della famiglia il palazzo fu ereditato dai Salviati, dai quali fu venduto, nel 1787, ai Buonamici.
Al piano terreno, modificato nel XX secolo con l'apertura di ampi sporti per negozi, il portale centinato (n. 25), in origine l'ingresso principale, immette in un atrio con volta ornata dallo stemma Buonamici, dipinto da Luigi Catani a fine Settecento. Da qui si accede allo scalone, del tardo Seicento, che conduce, al primo piano, in un ampio vestibolo (sulla volta sono affrescati La Vigilanza e il Sonno, di Cosimo Ulivelli), con elegante tabernacolo settecentesco a stucchi che incornicia un affresco con la Madonna e il Bambino del primo Quattrocento (opera dei fratelli Miniati). Sul vestibolo si apre l'ingresso al salone principale del piano nobile.Gli ambienti del primo piano vennero sontuosamente decorati nel 1680-85 e agli inizi del secolo seguente, per volontà dei Verzoni, da un gruppo di pittori di ambito fiorentino e emiliano.
L'ampio salone, che occupa due piani dell'edificio, ha bel soffitto ligneo intorno al quale gira una fantasiosa architettura prospettica dipinta, nella quale si inseriscono elementi figurati, festoni ed elementi vegetali, che proseguono intorno alle porte ornate da raffinati ovali con figure e sulla parete tra le due finestre, al centro della quale spicca il grande stemma di Bartolomeo Verzoni (1637-1688), col molosso rampante, e della moglie Teresa Bizzochi, un leone rampante con ascia. La decorazione del salone è opera di Cosimo Ulivelli (1625-1705), allievo del Volterrano. A diversi artisti fiorentini e emiliani operanti tra la fine del Seicento e i primi del Settecento sono avvicinate le pitture di altre sale collegate, di felice effetto decorativo, con finte incorniciature architettoniche, scene mitologiche, figure allegoriche, medaglioni a finti stucchi. Tra gli ambienti più interessanti la lunga Galleria, ornata prima del 1705 con scorci di paesaggio e busti di imperatori del Cinque-Seicento (da Carlo V a Leopoldo I) con richiami a Rinaldo Botti (forse opera di Benedetto Fortini), mentre la cappellina che vi si apre sulla sinistra ha volta decorata in uno stile più mosso, che ricorda la scuola di Pier Dandini.

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