Palazzo Banci Buonamici

Restituiamo Palazzo Banci Buonamici ai pratesi. Questo prezioso edificio storico, divenuto sede della Provincia, diventa un patrimonio di tutti. Sarà un "palazzo aperto", un luogo cioè dove il cittadino incontra l'amministrazione locale riappropriandosi di uno spazio che appartiene alla storia della comunità pratese". E' tutto nelle parole del presidente della Provincia, Massimo Logli, il grande valore dell'inaugurazione del "palazzo ritrovato", imponente complesso nel cuore del centro storico di Prato che si affaccia su via Ricasoli, via Cairoli e sulla piazza Buonamici.

Sede principale della Provincia, ospita già alcuni assessorati e una buona parte degli uffici, è anche il simbolo di una scelta coraggiosa dell'ente, una scelta fatta anni fa dal primo presidente, Daniele Mannocci, che volle con questo restauro non solo recuperare all'uso pubblico migliaia di metri quadri di indubbio valore architettonico, ma anche rilanciare la valorizzazione del centro storico. Coraggioso è stato anche l'intervento di recupero, progettato dagli architetti Paolo Paoletti e Valerio Biagini, che ha puntato prima di tutto a ritrovare l'identità del palazzo, un'identità andata perduta con un impietoso intervento di ristrutturazione avvenuto negli anni Cinquanta. Un restauro che è il frutto dell'impegno di molti, prima di tutti del presidente Mannocci, e poi degli assessori Favi e Pini, che in tempi diversi hanno seguito i lavori, e dell'ingegner Aldo Ianniello che li ha coordinati per conto dell'ente.

La storia della Provincia, nata nel 1995, è cominciata proprio fra le stanze di palazzo Banci Buonamici. L'edificio fu acquistato nel dicembre del 1996 e il restauro, da subito, si è presentato come un impegno straordinario, dal valore di 4 milioni e 400 mila Euro. Ma l'obiettivo era ambizioso: restituire alla città un pezzo di storia e contribuire alla rinascita del centro storico.

Il progetto ha puntato alla riscoperta dell'identità dell'edificio, demolendo seimila metri cubi di strutture aggiunte per recuperare il giardino pensile - unico a Prato - nella sua integrità, ma soprattutto per riportare alla luce il delicato equilibrio fra spazi chiusi e spazi aperti. E' stata completamente ritrovata l'ala disegnata nell'Ottocento da Giuseppe Valentini, dove è stato "riscoperto" il salone dell'Arancera, restituito all'originaria ampiezza per ospitare le sedute del Consiglio provinciale, e la loggia tamponata che si affaccia sul giardino. E nel giardino si nascondeva anche una poderosa torre rettangolare che sottolineava con la sua altezza il potere della famiglia che vi abitava, i Guazzaloti, testimonianza del nucleo originario di Borgo al Cornio e di tutta la Prato medievale.

La storia del palazzo comincia proprio dai Guazzaloti esponenti dell'aristocrazia guelfa, proprietari anche delle famose cave del marmo verde di Figline, ma il complesso prende nome dalla famiglia che alla fine del Settecento unificò i due edifici principali. All'interno lo scalone settecentesco conduce al primo piano. Attraverso la raffinata galleria si arriva al vasto salone a doppio volume, caratterizzato da un bel soffitto ligneo intorno al quale gira una ricca e fantasiosa architettura prospettica dipinta di Cosimo Ulivelli (1625-1705). A diversi artisti fiorentini ed emiliani, operanti tra la fine del Seicento e i primi del Settecento, sono avvicinate le pitture delle altre sale collegate.
Foto di Gianni Attalmi, grazie a Claudio Cerretelli per le immagini degli affreschi di Cosimo Ulivelli nel salone a doppio volume del piano nobile
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