La
castagna per secoli ha rappresentato una delle poche forme di sostentamento per l'uomo nelle zone di montagna di gran parte d'Italia ed in particolare delle aree appenniniche della Provincia di Prato.
"Pan di legno e vin di nuvoli", vale a dire polenta di farina di castane e acqua, è la poetica forma popolare che descrive la povertà di tanta popolazione nei tempi antichi. Oggi si assiste ad una riscoperta della cultura della castagna, che comincia lentamente a riguadagnare terreno essendo vista nuovamente come risorsa.
Il suo ciclo di produzione e consumo ha messo per centinaia di anni in relazione armoniosa l'uomo con l'ambiente naturale.
Parte di questo ciclo era rappresentato dalla seccatura delle castagne, operata mediante l'utilizzo delle
canicciaie dove per trenta giorni venivano poste le castagne a seccare, grazie al fuoco acceso sotto i canicci.
Le castagne venivano poi molite per ottenere la
farina dolce nei mulini idraulici in vallata, ed erano alla base dell'alimentazione durante i lunghi inverni appenninici.
Parte di queste antiche lavorazioni si sono conservate ancora oggi. Per un itinerario si può partire, nella giusta stagione, da
Migliana e
Schignano, un tempo immerse in estesi boschi di castagno.

Nei pressi di Schignano sono rimasti imponenti castagni nella zona di
Vallupaia, alle falde del monte
Javello, oggi area attrezzata per visite e scampagnate dove è presente anche una sorgente perenne.
Ricordiamo poi l'antica strada un tempo immersa nei castagneti che univa Schignano a Migliana, collegati dal
Passo del Vado ancora oggi segnato dalla enorme Sughera (di circa 200 anni, venti metri di altezza e oltre un metro di diametro) per arrivare poi tra le case di
Ghiffia, poco prima del borgo principale di Migliana. Qui la castagna viene ancora oggi regolarmente coltivata nelle aree di
Pian della Fossa-Fontanelle,
Masseto-Pian di Valicaia,
valle del Canvella e
val di Trogola, con la presenza di diverse varietà. Non si può non ricordare inoltre la
Società della Miseria di S.Quirico di Vernio che, a proposito di castagne, organizza da tempo immemore la celeberrima
festa della Pulendina che si ispira ad un fatto storico avvenuto nel XVI secolo, quando i conti Bardi misero a disposizione dei loro cittadini affamati dal sacco di Prato del 1512 le riserve di farina di castagne custodite nella Rocca. Questa festa fino alla fine degli anni sessanta si svolgeva il mercoledì delle Ceneri, posticipata in seguito alla prima domenica di Quaresima. L'evento è strettamente collegato alle vicende dei conti Bardi attraverso un corteggio storico in abiti popolani del XVI secolo, culminante nella distribuzione della Pulendina, la polenta dolce fatta con la farina di castagne. Alla fine di ottobre la castagna è celebrata in varie sagre come quella della
"Sbruciatata", organizzata dalla Pro Loco di Migliana. In queste feste si possono gustare le ricette migliori fatte a base di castagna, dalle
frittelle al
castagnaccio,dalla
polenta dolce alle
castagne secche cotte. Anche nella
Riserva Naturale di Acquerino-Cantagallo sono presenti magnifici castagneti secolari, veri e propri monumenti arborei salvaguardati e protetti.
Nei
castagneti di Acquerino-Cantagallo è possibile effettuare una magnifica escursione, alla riscoperta della cultura della castagna.
La Comunità montana della Val di Bisenzio e i Comuni di Cantagallo, Vernio e Vaiano stanno lavorando alla costituzione di un Consorzio di produttori e alla stesura di un
disciplinare di produzione. Intanto hanno già realizzato un marchio per promuovere e dare riconoscibilità a tutti i prodotti a base di castagne. Il marchio identifica la produzione della valle attraverso il logo ‘castagne della Val di Bisenzio’ realizzato lo scorso anno insieme al grafico e disegnatore Ro Mercenaro ed è il primo passo verso altre iniziative come la certificazione d’origine, in particolare per la farina, su cui è attiva la Camera di Commercio di Prato.
Comunità montana e Comune di Cantagallo collaborano anche per il progetto di Casale, l’edificio rurale vicino Cantagallo che sarà ristrutturato e diventerà la sede del consorzio e centro di commercializzazione della castagna. Sono prossimi alla partenza anche i lavori per la ristrutturazione del mulino della Badia di Montepiano acquistato nei mesi scorsi dalla Comunità Montana per farne uno dei tasselli più importanti del “Progetto castagna” che punta al rilancio produttivo di questo prodotto e dei suoi derivati. L’antico mulino della Badia è un edificio di origini medievali, che contiene due macine in pietra, per una superficie totale di circa 64 metri quadrati, circondato da un terreno in parte caratterizzato da canali e altri impianti idraulici.