Montiaceae e Moraceae
FAMIGLIA Montiaceae
conta una decina di generi (fino a 16 per altri Autori) e circa 200 specie distribuite in tutto il globo. Si tratta di piante erbacee glabre e un po' succulente, a foglie intere e semplici, fiori ermafroditi a 2 sepali e 4-6 petali, riuniti in cime o solitari. Le specie di questa Famiglia appartenevano fino a poco tempo fa alle Potulacaceae: se ne distinguono adesso per i fiori generalmente peduncolati, a corolla bianca (invece che gialla), gli stami in numero di 3-5 (invece che 6-12), ovario supero ed il frutto che è una capsula con 3 valve (a 3 semi) invece di una pisside.
Il genere Montia
conta una decina di specie presenti nelle zone temperate del globo (4 indigene presenti in Italia). Sono piante erbacee che all'interno della Famiglia si caratterizzano per le foglie cauline numerose, opposte, a lembo obovato o spatolato, quasi sessili o comunque a picciolo molto breve; il fiore a corolla piccola (inferiore a 2 mm) e con l'infiorescenza non circondata da foglie involucrali.
-Montia arvensis Wallr. MONTIA MINORE
I rad/T scap – Medit.-Subatl. - IV-VII – Rarissima.
Erbacea di piccole dimensioni, alta da 5 a 30 cm, a fusti ramosi e diffusi; fiori a 2 sepali e 5 petali bianchi (2 più grandi e 3 più piccoli), solitari o in cime pauciflore; si caratterizza per le dimensioni e forma dei semi: diametro a maturità di ca. 0,7-1,2 mm, opachi e completamente ricoperti da tubercoli ottusi, evidenti soprattutto ai margini.
Habitat: zone umide, campi inondati a lungo, stagnetti temporanei.
Distribuzione sul territorio:
- Montalbano: Getri & Peruzzi 2013a: stagnetti temporanei a Prato Rosello (Carmignano).
FAMIGLIA Moraceae
comprende poco meno di 45 generi e circa 1200 specie distribuite soprattutto nelle zone tropicali e subtropicali del globo (alcune in aree temperate). Si tratta di piante arboree o arbustive (raramente erbacee), monoiche o dioiche e provviste di latice; foglie più spesso alterne a stipole rapidamente caduche; fiori actinomorfi ad 1 solo verticillo, hanno perianzio diviso in 3-5 parti, ovario supero a 2 carpelli; i frutti sono drupe spesso con a pericarpo carnoso e riunite sovente in sincarpi.
Il genere Broussonetia
conta 8 specie distribuite soprattutto nelle aree tropicali e subtropicali dell'Asia (in Italia 1 sola naturalizzata e a volte invasiva). Si tratta di alberelli o arbusti non spinosi a foglie decidue, dentate o lobate; le gemme vegetative sono circondate da 2 o 3 squame; sono piante dioiche: fiori maschili (divisi in 4 segmenti) sono disposti in amento, i femminili in infiorescenza a densi capolini tomentosi; il frutto è globoso con stili persistenti.
-Broussonetia papyrifera (L.) Vent. GELSO DA CARTA
P caesp (P scap) – Orig. Asia Orientale – V-VI – Non molto comune.
Alberello o arbusto dioico, a fusto sinuoso e ben ramificato a partire dal basso, alto da 2 a 6 m; le foglie (scabre e di 4-8 x 7-12 cm) in ciascun ramo si presentano: le inferiori a lembo ovato-lanceolato, dentellato al margine e le superiori a 3-5 lobi profondi a sinus semicircolare interrotto da una punta e pure marginalmente dentellate; i fiori maschili si presentano giallo-verdastri e riuniti in amenti penduli di 4-6 cm, i femminili in glomeruli densi, globosi di 1-2 cm; frutto arancione con drupe rosse.
Habitat: incolti a margine stradale, zone ruderali.
Distribuzione sul territorio:
- Calvana: Gestri 2009 e Gestri & Peruzzi 2016: presso Villa del Palco (Prato), presso Sofiganano (Vaiano); Arrigoni & Viegi 2011: Calvana.
- Montalbano: Gestri & Peruzzi 2013a: Carmignano.
- Monteferrato: Biagioli & al. 2002: ex-cava di Pian di Gello (Prato); sentiero dei Patriarchi (Montemurlo).
- Pianura: nuovi ritrovamenti: a Figline presso il Bardena (2018) (Prato).
- Poggio alle Croci: Gestri & Peruzzi 2013b (S): versante W.
- Rilievi di Montemurlo: nuovi ritrovamenti: Bagnolo di Sopra (2017).
Il genere Ficus
conta circa 800 specie a distribuzione euro-tropicale (1 indigena e 7 esotiche quasi tutte occasionali in Italia). Si tratta di alberi, arbusti o rampicanti monoici non spinosi, con rami segnati di cicatrici (determinate dalla caduta delle stipole), a foglie generalmente lobate e non dentate; gemme racchiuse nelle stipole; i piccoli fiori sono racchiusi in infiorescenza a sicone che nel frutto diviene sincarpo con ricettacolo carnoso e deliquescente che si accresce fino a maturità (il fico).
-Ficus carica L. FICO
P scap – Medit-Turan. - Coltivato e spontaneo non raro.
Arbusto o piccolo albero caducifoglio (altezza fino a 10 m), a odore caratteristico e succo lattiginoso evidente se vengono troncati i rami; chioma irregolare ed espansa; corteccia liscia, di colore grigio pallido e relativamente sottile; foglie alterne, grandi (5-10 x 8-15 cm), generalmente palmato-lobate e cordate, a 3-7 lobi ottusi con margine irregolarmente dentellato-ondulato, spesse, ruvide al tatto e a nervature rilevate, con picciolo di 3-6 cm; l’infiorescenza e poi l’infruttescenza (detta anche falso frutto o siconio), che origina dalla trasformazione del ricettacolo, ha la forma di una piccola pera carnosa lunga 2-5 cm, di colore verde-giallastro o violaceo e posta all’ascella delle foglie presso l’apice dei rami di 1 o 2 anni; i numerosissimi fiori pedicellati contenuti nel siconio sono unisessuali (vedi foto): i superiori maschili e gli inferiori femminili; questi ultimi possono essere di 3 tipi: brevistili, longistili fertili e longistili sterili [solo sui primi può avvenire la deposizione delle uova dell’insetto impollinatore (vedi sotto)]; il frutto è una drupa molto piccola contenuta nel ricettacolo in accrescimento (il fico).
Habitat: aree rupestri, muri, presso corsi d'acqua (molte piante presenti nel nostro territorio sono coltivate o naturalizzate.
Distribuzione sul territorio:
- Appennino pratese principale: Gestri 2018: comuni di Vernio e Cantagallo.
- Bargo di Poggio a Caiano: Gestri & Lazzeri 2021.
- Calvana: Gestri 2009 e Gestri & Peruzzi 2016: Prato, Vaiano, Cantagallo.
- Cascine di Tavola: Gestri & Lazzeri 2021.
- Montalbano: Gestri & Peruzzi 2013a: Carmignano.
- Localizzazioni generiche: Biagioli & al. 1999 (sub Fico): AMPIL del Monteferrato.
- Monteferrato: Biagioli & al.2002: presso gli abitati, alle ex-cave, ma anche sulle rocce di serpentino.
- Monte Le Coste e Poggio alle Croci: Gestri & Peruzzi 2013b (C/S)
NB: l’impollinazione avviene per opera di un minuscolo imenottero (Blastophaga psenes L.) che depone le uova nel fiore femminile brevistilo del caprifico (fico selvatico) e si carica poi di polline sciamando (i fiori maschili sono collocati presso l’ostio del siconio). Adesso sono spessissimo utilizzate in agricoltura piante autofertili con maturazione partenocarpica dei frutti.
Il genere Maclura
è monospecifico e si differenzia dagli altri generi della stessa Famiglia soprattutto per essere un albero con i rami dotati di robuste spine, le foglie intere, l'infiorescenza in spighe a contorno sferico e il frutto globoso del diametro di 8-12 cm.
-Maclura pomifera (Raf.) C.K.Schneid. MACLURA POMIFERA
P scap – Da noi occasionale, di orig. N-Americ. - V-VI – Non comune.
Albero dioico, caducifoglio, a chioma espansa, corteccia bruno-aranciata e fessurata, con rami dotati di forti spine di 1-2 cm, alto 6-15 m; foglie intere, di forma ovato-lanceolata (3.5-10 X 5-12 cm), acuminata in alto e con lungo picciolo (3-5 cm); i piccoli fiori, di colore giallo-verdastro, sono riuniti in infiorescenze globose di 2-3 cm , le maschili su peduncoli di 3-6 cm, le femminili su peduncoli più brevi; il frutto si presenta duro, rugoso, giallastro di forma sferica e del diametro di 8-12 cm (non è commestibile!).
Habitat: coltivato a volte a margine stradale o a formare siepi.
Distribuzione sul territorio:
- Montalbano: Gestri & Peruzzi 2013a: strada per la vecchia stazione ferroviaria di Carmignano.
Il genere Morus
conta una quindicina di specie distribuite nell'emisfero boreale (in Italia 2 archeofite e 2 specie esotiche casuali). Si tratta di alberi o arbusti monoici o dioici, non spinosi, a foglie glabre o quasi, lobate o dentate, gemme ovoidi a 2-6 scaglie, fiori – i maschili con perianzio a 4 divisioni, 4 stami, i femminili pure a 4 segmenti – riuniti in infiorescenze dense e brevi a spiga; frutto è un sincarpo ovato o subcilindrico.
-Morus alba L. GELSO BIANCO o COMUNE
P scap – Archeofita di orig. Asia-Orient. - IV-V – Non particolarmente comune.
Albero a fusto eretto, giovani rami glabri e chioma globosa verde chiara, corteccia bruno-verdastra a lenticelle longitudinali di ca. 1 mm, alto 2-10 m; foglie (4-6 X 7-10 cm) caduche, glabrescenti (a volte ciuffi di peli alla biforcazione delle nervature, in M. nigra pagina inferiore tomentosa e superiore scabra), con picciolo di 2-3 cm, lamina ovato-acuta in alto, cordata o quasi in basso e dentellata al margine (da notare che le foglie presenti sui polloni sono nettamente trilobate, vedi foto); spighe femminili ± cilindriche e più lunghe del peduncolo, fiori con sepali e stigmi glabri (in M. nigra pelosi); frutti ovato-cilindrici, piccoli (1-2 cm), bianco-verdastri con sfumature porporine, di sapore dolciastro anche se immaturi.
Habitat: un tempo coltivato per l'allevamento del baco da seta e presente qua e là sul territorio, spesso vicino a vecchie abitazioni o strade di campagna.
Distribuzione sul territorio:
- Calvana: Gestri 2009 e Gestri & Peruzzi 2016: presso i Bifolchi (Prato), Fonte al Favo (Vaiano).
- Cascine di Tavola: Boretti & al. 2006; Gestri & Lazzeri 2021.
- Montalbano: Gestri & Peruzzi 2013a: Carmignano.
- Monte Le Coste: Gestri & Peruzzi 2013b (c).
- Pianura: nuovi ritrovamenti: lungo la ciclabile sul Bisenzio (Prato).
-Morus nigra L. GELSO NERO
P scap – Archeofita di orig. SW-Asiat. - IV-V – Non comune.
Albero a chioma espansa verde-carico, fusto eretto, giovani rami pubescenti; foglie caduche, alterne, di forma triangolare a vertice acuto e base più evidentemente cordata di M. alba e con pagina superiore scabra ed inferiore tomentosa, margine irregolarmente dentato fino a lobato; fiori giallo-verdastri a sepali pelosi al margine e stimmi pure pubescenti, le spighe femminili a peduncolo breve o quasi assente; frutto più grande (2-2,5 cm) che in M. alba, nero-porporino a maturità, acidulo se immaturo, poi diviene dolce ed è così possibile consumarlo sia crudo che in confetture.
Habitat: un tempo coltivato come albero da frutto più frequentemente di adesso .
Distribuzione sul territorio:
- Monteferrato: Biagioli & al. 2002: Parco di Galceti e in via lungo la Bardena.
- Monte Le Coste: Gestri & Peruzzi 2013b: a Figline presso la Badena (Prato).
- Pianura: Nuovi ritrovamenti: nei giardini a Gonfienti (2020) (Prato).
